Purtroppo Welby non può morire. Anche se è tenuto in vita solo dalle macchine e dall’accanimento terapeutico, anche se soffre un casino, anche se sta aspettando la sua morte, anche se ha espresso chiaramente la decisione di non curarsi e di essere lasciato morire, anche se non ha detto di voler l’eutanasia attiva, bensì quella passiva (cioè di non essere curato più e di avere degli anti-dolorifici che lo lascino morire), per un giudice di Roma Piergiorgio non può e non deve morire. Welby deve essere curato, anche se non vuole e anche se ciò farà continuare la sua sofferenza.
Negli anni scorsi in Italia si è presentato il problema dell’eutanasia ma era diverso: spesso era un soggetto terzo (parenti, genitori, marito/moglie, figlio/a, ecc.) a decidere della vita del malato terminale. Ora con Welby il problema è diverso: è lo stesso malato che in modo chiaro e diretto chiede di essere lasciato morire, se possibile nel modo più dolce e non sofferente possibile.
Mi fa incazzare la Chiesa Cattolica che nella sua ottusità pretende la non eutanasia. Qui non si chiede di siringare il povero Welby o uno dei migliaia di altri casi simili con un veleno (anche perché si rischia di farlo soffrire per 34 minuti come è accaduto in Florida per un condannato a morte). Qui si chiede di sospendere le cure mediche e di lasciar morire il malato sotto sua richiesta e con anti-dolorifici. Purtroppo la Chiesa si sta dimenticando che l’accanimento terapeutico è contro il loro Dio che essi stessi affermano di difendere.
Inoltre, come al solito, in Italia i politici anziché risolvere il problema e il vuoto legislativo (che è già un fatto gravissimo), organizzano “comitati” e gruppi per “studiare a fondo il problema”, un modo per mangiare altri soldi e per risolvere il problema all’italiana, cioè lo si lascia risolvere da solo (Welby non durerà in eterno, no?).
Forse (e sottolineo il forse), tra 10-15 anni l’Italia colmerà questa sua grave mancanza, anche se ho i miei dubbi per la troppa presenza di vescovi, finto-esperti, opinionisti, religiosi, magistrati e giudici che dicono cosa bisogna fare e cosa non bisogna fare ad un cittadino malato terminale sofferente sebbene loro stiano benissimo e non hanno questi problemi.




























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